Il mondo alla rovescia

vincenzo-de-luca4-diario-partenopeo-660x375Il neoeletto governatore della Campania, Vincenzo De Luca, porta in tribunale la Bindi, presidente della Commissione antimafia. Tutti sanno perché: il sindaco di Salerno, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, è stato inserito tra gli “impresentabili” alle elezioni amministrative del 31 Maggio 2015.

Al di là del giudizio di valore, la “legge Severino” (della quale qui si trova un’analisi della Corte di Cassazione) prescrive che chi si trovi nelle condizioni di De Luca non possa sedersi sullo scranno più alto di un’amministrazione regionale. Così dice la legge, che è “uguale per tutti”.

Però nel nostro caso l’accusato accusa l’accusatore. Così De Luca ha citato in tribunale la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che fa parte – sia intesa come informazione a latere – del medesimo partito del politico lucano-campano. Un atto eversivo che nemmeno Andreotti o Lima avevano mai tentato, come lo ha definito Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.

Dall’Indro, come al solito, traiamo qualche acuta riflessione:

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