Applausi e voti

proximusApplausi. Il pubblico batte le mani. Se le spella a forza di battere. Le telecamere lo inquadrano: facce più o meno anonime che conquistano qualche frame di palinsesto; un palinsesto, quello televisivo, invaso dai talk-show. Quella è l’agorà (il termine greco per “piazza”, “luogo pubblico d’incontro” che dà nome – non a caso – a uno dei mille talk-show della tv nostrana).

Sono importanti, i talk-show. Benché in molti si sforzino di individuare nella “società della rete” il futuro (e forse hanno anche ragione), è la televisione, la vecchia tv (oggi digitale e con 50 pollici di LED), che gioca il ruolo del protagonista nell’agone politico. Conquistare lo spazio televisivo – occupandone militarmente ogni minuto secondo – è l’imperativo di ogni propagandista. Occorre sfruttare ogni attimo. Ogni inquadratura. Ogni battuta può essere quella decisiva.

Così dilaga Salvini Matteo, che a forza di battute e parolacce, di minacce al nemico di turno e di semplificazioni madornali, conquista la ribalta (se non addirittura la guida) della destra italiana. Il Presidente del Consiglio sfrutta ogni occasione per cesellare la sua personale weltanschauung. I pentastellati, che ormai mandano in avanscoperta i propri volti più noti, contribuiscono al processo di banalizzazione del discorso politico. Tanto che persino un “giovane vecchio”, come il presidente PD Matteo Orfini, fa fatica a rintuzzarne gli attacchi.

Una riflessione sull’applauso nel talk-show, inteso come riflesso pavloviano, è tratta dall’Indro, che stavolta gioca con le suggestioni di un celebre successo di Ridley Scott, “Il gladiatore”:

 

 

Annunci