Il mondo alla rovescia

vincenzo-de-luca4-diario-partenopeo-660x375Il neoeletto governatore della Campania, Vincenzo De Luca, porta in tribunale la Bindi, presidente della Commissione antimafia. Tutti sanno perché: il sindaco di Salerno, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, è stato inserito tra gli “impresentabili” alle elezioni amministrative del 31 Maggio 2015.

Al di là del giudizio di valore, la “legge Severino” (della quale qui si trova un’analisi della Corte di Cassazione) prescrive che chi si trovi nelle condizioni di De Luca non possa sedersi sullo scranno più alto di un’amministrazione regionale. Così dice la legge, che è “uguale per tutti”.

Però nel nostro caso l’accusato accusa l’accusatore. Così De Luca ha citato in tribunale la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che fa parte – sia intesa come informazione a latere – del medesimo partito del politico lucano-campano. Un atto eversivo che nemmeno Andreotti o Lima avevano mai tentato, come lo ha definito Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.

Dall’Indro, come al solito, traiamo qualche acuta riflessione:

Sincronia

neet-ocse_maggio-2015Mentre si avvicina la data del 31 Maggio, quando sette regioni e più di 700 comuni andranno al voto per scegliere la nuova amministrazione, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in inglese: Organisation for Economic Co-operation and Development, quindi OECD) distribuisce come di consueto alcuni dati importanti.

Il focus sull’Italia mette in luce alcuni aspetti estremamente significativi – e molto critici – della nostra realtà. Tra tutti, spicca il dato sui cosiddetti “neet” (acronimo per: Not in Education, Employment, or Training, vale a dire “né a scuola, né al lavoro né in apprendistato o lavoretti domestici”), che in Italia sono giunti al 12% nella fascia tra 15 e 19 anni e addirittura al 30% tra i 20 e i 24 anni.

Una sofferenza collettiva, generazionale, tragicamente diffusa, che pone un’ipoteca terribile sul futuro del nostro paese, incapace di dar via a un assetto sociale e istituzionale decente, capace di contenere in sé i germi di un futuro migliore del presente.

Lo ammettiamo: corriamo il rischio del qualunquismo. Però è doveroso cogliere la sincronia che ci permette di riflettere su quanto sta accadendo. Troppi giovani sono disagiati, svogliati, senza prospettive. Non s’impegnano, non sono disponibili alla fatica che qualsiasi percorso formativo impone. Non sanno né vogliono progettare il proprio futuro, mettendo in questo ogni energia. Vero, sono troppi.

Ma che cosa hanno, intorno?
Una breve rassegna degli innumerevoli episodi offerti dalla campagna elettorale in corso è utile per comprendere come possa nascere, anche nel cuore dei più giovani e (immaginiamo) energici nostri concittadini, lo sconforto e la rassegnazione che porta a dire: “sono tutti uguali”. E che induca moltissimi, pertanto, a non scegliere nulla – né la scuola, né il lavoro (che manca), né qualsiasi altro impegno – e a lasciare che altri – più determinati, più interessati, più affamati, forse – decidano per loro.

Ancora una volta ci aiuta l’Indro, che offre una riflessione precisa su questo tema: