Le sorprese del socialismo cinese

Il “socialismo di mercato” cinese ha garantito una crescita economica incredibile negli ultimi due decenni; tale da stravolgere il tessuto umano e sociale di quel grande e antico paese fino a cambiare l’intero assetto geopolitico planetario. Tutto vero e stranoto.

“Però”, si dice, “saranno anche diventati ricchi e potenti, i cinesi, ma che prezzo stanno pagando!” Diritti civili zero, sfruttamento dilagante e spietato del lavoro, ambiente devastato: tutto vero.

"Molto pericolosa per la salute": è l'aria di Pechino

“Molto pericolosa per la salute”: è l’aria di Pechino

L’aria delle grandissime metropoli cinesi è per lo più irrespirabile, come misura quotidianamente la rete di stazioni di rilevamento disseminate in tutto il Paese, i cui puntuali report sono visibili in tempo reale, qui: http://aqicn.org.

Ma anche i trinariciuti musi gialli, dopo decenni di avvelenamento collettivo, alla fine l’hanno capito: non si può andare avanti in questo modo (se non altro perché costa troppo, come ricordava TIME il 25 Settembre scorso: “The Cost of Cleaning China’s Filthy Air? About $817 Billion”).

E qui è chiaro che l’aborrito centralismo decisionale del partito unico (illiberale e antidemocratico) qualche vantaggio ce l’ha. Ed anche evidente.

Prendiamo la legge varata proprio a Pechino nello scorso Novembre per affrontare direttamente il problema del traffico cittadino e del conseguente, gravissimo, inquinamento atmosferico.
Il governo della capitale ha deciso tre cose:

  • il taglio delle immatricolazioni di non meno del 37,5% a partire dal 2014;
  • il tetto massimo di 6 milioni di auto circolanti (oggi ci sono 5,4 milioni di veicoli in giro per le strade di Pechino);
  • il 40% degli autoveicoli nuovi dovrà essere alimentato con sistemi ibridi.

Non sembri una decisione da poco.
Oltre agli auspicati effetti atmosferici, infatti, uno “stop” così deciso all’espansione del mercato automobilistico rischia di stravolgere i piani economici dei colossi industriali che avevano puntato nella direzione opposta: produttori di automobili, certo; ma anche del capitale industriale che si dedica alle infrastrutture dedicate. Alcuni esempi? – “Auto, il mercato cresce in Cina. Ecco l’ultima spiaggia per le case europee”, titolava sarcastico il solito Fatto Quotidiano il 5 Novembre 2013;
“Global Car Sales Seen Rising to 85 Million in 2014”, dal Wall Street Journal del 16 Dicembre 2013.
Tutte le previsioni, insomma, davano e danno il mercato cinese dell’auto in crescita, anche i prospetti profumatamente pagati alle società di consulenza (Scotiabank).

Tutto sbagliato? Forse sì, in prospettiva.
In pratica: se l’intero sistema dei trasporti cinese dovesse prendere l’esempio dalle autorità di Pechino, potrebbe esserci un vero e proprio terremoto economico innescato da politiche ambientali… finalmente intelligenti.

Proviamo a immaginare che il numero di automobili per abitante non superi il limite previsto per Pechino in ogni altra città cinese. Probabile, visto che Pechino è la capitale del Paese e che le altre potrebbero essere “caldamente” invitate ad adeguarsi. Rispetto alle precedenti proiezioni del tasso di sviluppo del settore automobilistico – da qui al 2050 – si otterrebbe, sul piano ambientale, una riduzione equivalente di emissioni di CO2 pari a quelle totali della Spagna, la tredicesima più grande economia del mondo. Mica male.

Peccato per i costruttori di automobili, si dirà.
Ma non è questo il punto.

Il dato evidente è l’immediatezza degli effetti delle decisioni politiche: la Cina ha già deciso, con un colpo di mano dall’alto, di bloccare la costruzione di nuovi edifici pubblici. Ha chiuso fabbriche e centrali termoelettriche cittadine… La Cina corre, non solo nel PIL.

Non sappiamo in quale misura tutte queste suggestioni si avvereranno; però una cosa possiamo dirla, senza tema di smentite. Contrariamente alle deregolamentazioni emergenziali all’italiana (la deroga generale dopo il terremoto dell’Aquila docet, ma è solo un esempio tra i tantissimi possibili), la decisioni calate dall’alto, in Cina, generano effetti potenzialmente giganteschi.

Non è democratico.
Non se ne è discusso nei parlamenti.
Non premia la libertà individuale.
Non stimola i consumi.
Ma si fa. Ed è utile.

Lungi dall’apprezzarne il processo generativo, credo che queste decisioni draconiane dimostrino quanto l’inefficienza della politica – la corruzione, l’incompetenza, la mancanza di coraggio, la servitù rispetto al “pensiero unico” del capitalismo liberista – possano minacciare (anche in virtù dei “positivi” esempi cinesi) la struttura decisionale stessa della “democratica” dell’Europa. O no?

2013 – Il ritorno della peste

Sono notizie che lasciano perplessi. Stai dando un’occhiata al sito di un giornale straniero perchè quelli nazionali ti fanno venire la depressione, e ti imbatti in un articolo come questo del quotidiano francese Le Monde : nelle ultime settimane in Madagascar un’epidemia di peste ha colpito 160 persone, facendo 50 morti (più del 30% dei casi). La malattia si sta anche avvicinando a delle zone turistiche. Qui un’ulteriore fonte.

Ma come la peste? Non era un morbo del Medioevo? O al più del Seicento? In effetti in Europa la parola “peste” evoca un flagello che ha mietuto innumerevoli vittime tra il 1348 e il Settecento, lasciando un ricordo sinistro e indelebile nella nostra cultura. La peste evoca immediatamente reminiscenze letterarie e artistiche di ogni tipo (ad esempio le Danze macabre, come quella della copertina), ma al tempo stesso ci sembra un problema del passato.

Molti sanno più o meno cosa fosse la peste. Probabilmente sono già meno quelli che sanno che si tratta di un’infezione batterica, causata dal bacillo Yersinia pestis. Normalmente è una malattia degli animali (ad esempio dei roditori). Si può trasmettere alle persone in seguito a stretto contatto con gli animali stessi, specialmente in precarie condizioni igieniche (durante le epidemie medievali erano le zecche a trasmettere l’infezione dai topi all’uomo, almeno inizialmente). Quando colpisce gli esseri umani la malattia si manifesta in due forme, la peste bubbonica e la peste polmonare. Sebbene la variante bubbonica sia la più famosa (forse a causa dell’aspetto sgradevole dei linfonodi ingranditi e necrotici che formano i “bubboni”) la variante polmonare è più micidiale: si trasmette per via aerea e, in assenza di trattamento, è mortale nel 100% dei casi, spesso nel giro di poche ore.

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Un dato ancora meno conosciuto è che Yersinia pestis è tutt’altro che scomparso dalla faccia della Terra. Il bacillo rimane endemico in diverse parti del mondo, tra cui (a sorpresa), tutta la parte occidentale degli Stati Uniti, dove il serbatoio è costituito dagli animali selvatici e i casi tra gli umani sono sporadici. Epidemie tra le persone sono più frequenti (se avete indovinato non era difficile) nel continente africano. Negli ultimi due/tre anni il Madagascar detiene il poco invidiabile primato di paese con le maggiori epidemie di peste, davanti alla Repubblica Democratica del Congo. La notizia peggiore è che una parte consistente dei casi malgasci sono di peste polmonare.

Le buone notizie sono che il contagio può essere contenuto con misure igienico-sanitarie volte a isolare i focolai di infezione (la mossa vincente degli stati europei del Settecento), e che il bacillo se preso in tempo si può contrastare con gli antibiotici. Operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono in Madagascar e stanno cercando di arginare la pestilenza. Il fatto è che nel mondo attuale, sempre più classista e diseguale, qualcuno usufruisce di cure fantascientifiche per prolungare la vita e altri continuano a morire di malattie medievali. Stiamo in campana perchè di questo passo non è detto che la “cara” vecchia Yersinia non torni a farsi vedere anche nelle periferie degradate delle città occidentali.

Piove forte, ma studiare i dati potrebbe evitare le tragedie

unione_sarda_datiSulla Sardegna precipitazioni eccezionali, si legge.
Un titolo, tra tanti, è dell’ Unione Sarda, che scrive: “In 24 ore è sceso un quantitativo di pioggia pari alle precipitazioni di sei mesi, con punte di 450 millimetri nella zona di Orgosolo (Nuoro) in 12 ore”: terribile, se pensiamo che in questa scala un millimetro corrisponde a un litro per ogni metro quadrato.

Un fenomeno non del tutto inatteso, però, se si prendono per buone le considerazioni pubblicate nei consuntivi meteorologici della Regione Sardegna. Si possono leggere, mese per mese, risalendo fino all’anno 2000.

Chiunque può farlo, qui: http://www.sar.sardegna.it/pubblicazioni/riepiloghimensili/mensili.asp, anche gli amministratori locali, ovviamente.  E la Protezione Civile. E persino il governo Letta, che stanzia una miseria nella sua legge di stabilità per la tutela del territorio: “Disastro Sardegna quando gli eventi eccezionali si ripetono”.

Insomma: si capisce che dal 2000 a oggi la piovosità è aumentata soprattutto in intensità: precipitazioni più o meno abbondanti ma distribuite in un numero minore di giorni di pioggia. Stessa acqua in meno tempo uguale maggiore intensità. Insomma: piove sempre più forte. Dal 2000 a oggi, in Sardegna, è così.

Leggiamoli allora, questi documenti, pubblicati dal Dipartimento Specialistico Regionale Idrometeoclimatico. Li riportiamo testualmente, benché un po’ sintetizzati:

Dal sito dell'ARPA Sardegna
Dal sito dell’ARPA Sardegna

Novembre 2012
Sulla costa orientale e sulle province meridionali delle Sardegna, i cumulati di precipitazione di novembre sono stati tra i 50mm e i 70mm. Sul resto dell’Isola le piogge hanno superato gli 80mm, arrivando sino a 130mm in Alta Gallura e a 160mm su Montiferru e Marghine.
La giornata più piovosa il 28: più di 50mm su circa un quinto della Sardegna, arrivando a 68.8mm a Giave, 68.4mm a Scano Montiferru e 63.6mm a Ghilarza. Abbondanti sono state anche le piogge del 19 su Gallura e la Baronia: 58.8mm a Luras, 47.0mm a Siniscola e 45.4mm ad Arzachena. Le piogge del 19 novembre hanno anche raggiunto i massimi mensili di intensità: 26.4mm a Siniscola tra le 17:40 e le 18:10 di cui 10.4mm alle ore 18:00.

Novembre 2011
La piogge di novembre risultano molto abbondanti, ma poco frequenti.
Cumulati di precipitazione tra i 90mm/mese e i 130mm/mese sulla provincia di Sassari e in tutta la parte centrale dell’Isola; i valori crescono sino a 170-200mm/mese in Gallura e nella parte sudoccidentale della Sardegna; essi, infine, superano i 200mm/mese, con punte di oltre 400mm/mese, su Baronia, Ogliastra, Barbagia di Belvì, Barbagia di Seùlo e Gerrei. Nella parte centrale e nord-occidentale della Sardegna tratta di valori in linea colla climatologia o superiori ad essa sino a 60%.
Due eventi di forte intensità hanno investito la Sardegna: il 5-6 e il 21-23 novembre. Nel primo episodio i cumulati hanno raggiunto i 102.6mm/d a Orgosolo Montes e 75mm/d a Nuoro. Nel secondo episodio le piogge hanno raggiunto i 164.2mm/d a Dorgali e i 152.2mm/d a Villanova Strisaili.

Novembre 2010
Le precipitazioni di novembre sono state molto abbondanti su tutta la Sardegna, con la sola eccezione della costa orientale. Cumulati mensili da 60-70mm/mese di quest’ultima parte dell’Isola, ai 100-150mm/mese di buona parte della Sardegna centrale, ai 200mm/mese della Sardegna Occidentale, ai quasi 300mm/mese delle zone di montagna. Si tratta di valori decisamente superiori alla media mensile, sino a più del doppio sulla parte centrale dell’Isola e con punte di oltre il 250% della media in Gallura e nella zona di Alghero. Si tratta di numeri particolarmente significativi, considerato che novembre già di per sé è uno dei due mesi climatologicamente più piovosi dell’anno.

Novembre 2009
Le piogge di novembre hanno interessato in maniera prevalente la metà occidentale della Sardegna, con cumulati di 90-100mm/mese distribuiti su 9-10 giorni e punte di oltre 150mm/mese sul Logudoro. Nella metà orientale della Sardegna, invece, le piogge mostrano andamento decrescente dai 70-80mm/mese (su 8-9 giorni) della parte centrale ai 20mm/mese (su 3-4 giorni) della costa orientale. Le precipitazioni si sono distribuite in due periodi: dal 2 al 12 e dal 27 al 31 novembre. I cumulati più elevati sono quelli dell’8 quando è piovuto su tutta l’Isola, con punte di 44.8mm a Macomer e 29.6mm a Scano Montiferru. Valori simili sono stati misurati il giorno 30: 35.6mm a Putifigari e 33.0mm a Giave. In tale giornata sono stati misurati anche i massimi di intensità di precipitazione: 8.2mm/10min a Scano Montiferru.

Novembre 2008
Il mese di novembre è stato uno dei più piovosi da quando è stata installata la rete delle stazioni dell’ex-SAR. I cumulati di precipitazione hanno superato i 200mm/mese (circa il doppio della media climatologica) su tutta la parte orientale della Sardegna, e con valori superiori ai 400mm/mese sulla Baronia (oltre il triplo della media). Sulla restante porzione di Sardegna Orientale e su alcune parti del Nord-Ovest dell’Isola i cumulati hanno superato i 150mm/mese, mentre sul resto del territorio regionale i cumulati si sono assestati sui 120mm/mese; in tutti i casi si tratta di valori superiori alla media di circa il 50%. Numerose giornate del mese hanno avuto precipitazioni molto abbondanti. Il 27 e 28: 276.0mm/2g a Orosei (di cui 233.6mm/g nel solo 28), 187.6mm/2g a Siniscola (di cui 162.0mm/g il 28) e 141.6mm/2g a Jerzu (di cui 90.0mm/g il 28).

Novembre 2007
Le precipitazioni di novembre si sono concentrate sulla parte orientale dell’Isola che ha ricevuto tra i 100mm/mese ed i 200mm/mese, distribuiti su 8-10 giorni; tali valori risultano superiori alla media climatologica, anche in misura consistente. Molti eventi hanno fatto registrare cumulati giornalieri elevati; l’evento più interessante è quello che si è verificato il 28 e 29. Il 28, in particolare, si sono avuti 90.6mm/g a Villanova Strisaili, 75.2mm/g a Jerzu, 70.4mm/g a Nuoro e cumulati superiori a 50mm/g su un quinto dell’Isola; il 29, invece, i cumulati hanno raggiunto i 64.4mm/g a Dorgali e 44.8mm/g ad Oliena.

Novembre 2006 (un novembre “siccitoso”)
Novembre è stato caratterizzato da precipitazioni modeste: la parte nordorientale dell’Isola, il Campidano e la Provincia di Cagliari in generale hanno ricevuto meno di 20mm/mese, distribuiti su 2-3giorni/mese; il resto dell’Isola ha avuto cumulati superiori a 20mm/mese (su almeno 3 giorni/mese), con punte di più di 40mm/mese sul Montiferru e sulla Barbagia di Belvì. È chiaro, però, che si tratta di valori intorno al 20% della media climatologica, quindi eccezionalmente bassi per il mese di novembre. Questo è particolarmente importante perché, a differenza di altri mesi invernali (come ottobre o febbraio), questo mese è sempre caratterizzato da abbondanti precipitazioni.
Tra i rari eventi di pioggia, l’unico che ha interessato l’intera Sardegna è stato quello del 22. In quel giorno si sono avuti anche i massimi cumulati del mese e le piogge più intese: 43.4mm/mese ad Aritzo e 32.2mm/mese sul Supramonte di Orgosolo; 9.0mm/10min a Gonnosfanadiga alle 4:00.

Novembre 2005
Sulla Sardegna centro-meridionale e sulla Gallura le precipitazioni sono state superiori alla media stagionale, anche in misura consistente. Sul resto dell’Isola, in particolare le province di Sassari e Oristano, le piogge sono state in linea (o di poco inferiori alla media).
I cumulati più alti si sono registrati in Ogliastra (oltre 170mm) e nella fascia che va dall’Iglesiente al Gerrei (oltre 150mm); il confronto col clima mostra che alcuni di questi valori corrispondono a più del doppio della media. Per quel che riguarda la frequenza, i massimi si sono avuti sull’estremo Sud che ha avuto 12 giorni di pioggia.
Le due piogge più intense sono state misurate il 17 ed il 19. Il 17 si sono avuti 12.0mm/10min a Guasila; il 19, invece, la località interessata è stata Stintino, con 11.6mm/10min e 25.8mm/1ora registrati tra le 14:30 e le 15:30.

Novembre 2004
Sulla Sardegna centro-meridionale e sulla Gallura le precipitazioni sono state superiori alla media stagionale, anche in misura consistente. I cumulati più alti si sono registrati in Ogliastra (oltre 170mm) e nella fascia che va dall’Iglesiente al Gerrei (oltre 150mm); il confronto col clima mostra che alcuni di questi valori corrispondono a più del doppio della media. Per quel che riguarda la frequenza, i massimi si sono avuti sull’estremo Sud che ha avuto 12 giorni di pioggia.
Le piogge si sono distribuite su gran parte del mese e in numerose occasioni i fenomeni hanno investito tutta l’Isola. I massimi sono stati registrati il 9 ed il 13 novembre: il 9 si sono avuti 71.6mm ad Iglesias e 50.8mm a Scano di Montiferru; il 13 i pluviometri hanno misurato 68.2mm a Villanova Strisaili e 56.8mm a Jerzu. Le due piogge più intense sono state misurate il 17 ed il 19. Il 17 si sono avuti 12.0mm/10min a Guasila; il 19, invece, la località interessata è stata Stintino, con 11.6mm/10min e 25.8mm/1ora registrati tra le 14:30 e le 15:30.

Novembre 2003
Se si eccettuano la Gallura e l’Iglesiente, su tutta la Sardegna le precipitazioni hanno raggiunto l’80% della media climatologica, sia in termini di cumulato che di frequenza. In due parti dell’Isola, poi, i cumulati sono stati decisamente superiori, andando oltre i 120mm: la zona del Logudoro-Meilogu-Marghine e la zona delle Barbagie-Mandrolisai-Ogliastra. Sull’Ogliastra, in particolare, i cumulati hanno superato la media di oltre il 50%.
Il mese si è aperto con precipitazioni abbondanti; è stata tuttavia la terza decade ad avere gli eventi più interessanti. Le massime precipitazioni si sono registrate il 20: 91.8mm a Villanova Strisaili, 63.2mm a Jerzu, 56.0mm a Villasalto e 55.6mm a Muravera, con piogge estese a tutta l’Isola. Interessante anche l’evento del 27 che ha fatto registrare 52.6mm a Gavoi e 45.0mm a Sadali. Numerose eventi intensi sono stati registrati nella seconda e nella terza decade, senza però che si sia mai superata la soglia dei 10mm/10min. Fra di essi si segnalano: 8.6mm/10min a Bitti alle 17:50 del 20 ed a Bonnanaro alle 13:20 del 27.

Novembre 2002 (un altro novembre “siccitoso”)
Come spesso accade, il settore occidentale dell’isola ha ricevuto le piogge più cospicue: i cumulati mensili hanno superato i 100 mm su Marghine, Planargia, Logudoro ed Iglesiente, mentre sull’altro versante non si sono raggiunti gli 80 mm. Su quasi tutta l’Isola, tuttavia, il confronto con la media climatica indica un apporto d’acqua deficitario, attestatosi mediamente attorno all’80% della norma, con l’eccezione di poche stazioni isolate. Le cartine mostrano però che è piovuto a lungo, con un numero di giorni piovosi (ossia con cumulato maggiore di 1 mm) ben in linea con la media climatologica, ed anzi superiore a questa in buona parte dell’isola: ciò, insieme ai modesti cumulati, indica che le precipitazioni di questo mese sono state, con alcune eccezioni, di debole intensità.

Novembre 2001
È piovuto abbastanza spesso: più del 40% rispetto alla norma.
Due i periodi particolarmente piovosi: il primo, dall’8 al 15, ha fatto registrare il massimo mensile, pari a ben 77.4 mm, raccolti ad Aglientu il 15; due giorni prima venivano segnalati 46.6 mm a Luras, 44.2 mm a Berchidda e 37.0 mm a Valledoria; il giorno 10 si è avuta invece la precipitazione più diffusa, che ha interessato oltre il 90% del territorio, con cumulati che hanno raggiunto i 39.0 mm a San Teodoro. Inoltre, per ben quattro giorni di seguito, dal 12 al 15, la pioggia ha interessato oltre tre quarti della regione. La seconda ondata di maltempo è andata dal 17 al 20, ed ha fatto registrare il giorno 18 cumulati di 37.0 mm a Sassari e 48.0 mm a Olmedo.
La precipitazione più intensa, infine, appartiene ancora al primo evento: ben 14.0 mm sono caduti tra le 00:50 e le 01:00 del giorno 11 nel pluviometro di Arzachena; lo stesso strumento ha raccolto in 40 minuti un totale di 32.8 mm di pioggia.

Novembre 2000
Una piovosità abbondante, ma mal distribuita, ha caratterizzato il mese di novembre. Le precipitazioni più cospicue, oltre che le più intense, hanno colpito il Montiferro, dove la stazione di Scano ha raccolto un cumulato mensile di ben 280 mm, contro i 120 mm della media climatica. Tutta la costa orientale ha registrato invece un evidente deficit, con cumulati attorno ai 40 mm, pari a circa il 40% del valor medio climatico; si noti tuttavia che qui il numero di giorni piovosi è in effetti in linea con la climatologia, mentre sul settore occidentale della regione è piovuto per oltre la metà del mese, ossia circa il 70%-80% in più della media.

Disastro Sardegna, quando gli eventi eccezionali si ripetono

Se in due ore cade la quantità di pioggia che di solito si registra in sei mesi l’evento è “letteralmente” eccezionale. Detto questo, le “eccezioni” in questi ultimi anni si ripetono con frequenza inquietante. Oggi tocca alla Sardegna ma il dato di fondo è che sono oltre 5 milioni gli italiani che vivono o lavorano in zone ad alto rischio idrogeologico. Sono 6.633 i Comuni dove si possono verificare frane o alluvioni. Quelli di Legambiente da anni ripetono queste cose, segnalano questa situazione. Oggi hanno rilanciato l’allarme: “Da Varsavia a Roma, urgente nuovo e concreto impegno per fermare le vittime del clima” . Un dato, fra quelli citati, merita particolare interesse:

Negli ultimi dieci anni infatti abbiamo speso per la prevenzione solo 2 miliardi di euro. Cifra identica a quella spesa solo per far fronte alle emergenze principali causate dal dissesto idrogeologico negli ultimi tre anni

In altre parole spendiamo a disastro avvenuto ma facciamo pochissimo per prevenire.  E questo è avvenuto con tutti i governi. Si sta ripetendo pure ora. Basta rileggere oggi, alla luce di questo disastro, quanto ha scritto poche settimane fa Gianantonio Stella sul Corriere: “La Beffa dei 30 Milioni per Frane e Alluvioni”  Youreporter
Solo 30 milioni stanziati per il territorio nella Legge di Stabilità. La verità è che non ci sono lobby che difendono il territorio. Anzi ce ne sono di agguerrite che mirano a devastarlo.

In più viviamo tempi in cui la spesa pubblica (sugli stessi giornali che piangono i disastri) è sempre e comunque presentata come il “male assoluto”. E così accade che i tagli alla fine colpiscano le cose essenziali, quei “beni comuni” che non godono di protezioni. E questo a prescindere dalle stesse intenzioni dei tagliatori. Bisognerebbe ribaltare la logica del discorso. Ma di motivi di speranza non ce ne sono molti. Alla luce dell’esperienza e del tipo di “pensiero” che domina la nostra vita pubblica.

Perché il tifone Haiyan? Perché ci riguarda tutti?

Vi siete chiesti cosa vuol dire Haiyan, perché si chiama così il tifone che ha fatto più di 10mila morti nella Filippine? Per trovare la risposta dovete pensare alla Petrelprocellaria, a un grande uccello oceanico, con sfumature cromatiche che passano dal bianco, al grigio, al nero. Vive in mare aperto, si sposta sulla terraferma solo per nidificare. Se andate sull’enciclopedia Treccani, alla voce storica del 1935 , scoprite che è chiamato pure uccello delle tempeste, per la sua capacità di affrontare le situazioni climatiche più estreme http://www.treccani.it/enciclopedia/procellaria_(Enciclopedia-Italiana)/. Con questo background non vi sorprende allora quanto apprendete sulla pagina inglese di Wikipedia dedicata al tifone, che Haiyan è appunto il nome cinese della procellaria. Una denominazione insomma non certo scelta a caso, come accade invece per le tempeste di casa nostra. http://en.wikipedia.org/wiki/Typhoon_Haiyan . Il suo passaggio ha avuto effetti devastanti sulle Filippine, paragonabili a quelli di uno tsunami. Intere città rase al suolo da venti fra i 200 e 300 km all’ora, onde alte 8 metri, precipitazioni violentissime che hanno colpito un’area vastissima. La prima cosa che si verifica navigando nei social network di quel paese martoriato, sono le polemiche nei confronti del Presidente Aquino. In Rete lo si accusa di latitanza, inerzia. Si è comportato come una diva scrive la gente su Twitter http://technology.inquirer.net/31491/netizens-on-aquino-walk-out-anyare “Qui si muore, manca tutto e lui cosa fa?”. Proteste probabilmente inevitabili, sicuramente destinate a crescere anche perché l’intensità del cataclisma era annunciata. Non è stato un improvviso terremoto. Questi tifoni nascono per le alte temperature del mare registrate nel cuore del Pacifico http://it.wikipedia.org/wiki/Tifone_Haiyan . Haiyan è stato seguito momento per momento dai siti statunitensi che si occupano di queste calamità http://weather.com.ph/weathertv/mr-typhoons-severe-weather-update-for-sun-nov-10-2013 e che in queste ore seguono l’impatto della tempesta su Vietnam e Cina. Ma la domanda che ci riguarda tutti è quella sul rapporto fra questi eventi catastrofici e il cambiamento climatico. Qui è opportuno ricordare che pure in passato si sono registrati uragani, cicloni, tifone di intensità simile a Haiyan. Il 

screenshot-by-nimbuspunto è che ora questi fenomeni tendono a ripetersi con frequenza sempre maggiore. E’ questo che ci deve allarmare. Lo sappiamo ormai da qualche anno http://www.reteclima.it/lonu-unisdr-eventi-meteorologici-estremi-non-sono-piu-eccezionali-e-necessario-prepararsi-alle-catastrofi/ L’Europa non è immune a questo genere di problemi. Lo abbiamo verificato in Italia con le “bombe d’acqua” che hanno fatto vittime in Toscana, Liguria, Sicilia, Calabria. Lo si è visto con la tempesta che si è abbattuta sul Nord Europa negli scorsi giorni. E allora il documento più importante lo si trova in un sito delle Nazioni Unite dove ci si occupa di ciò che andrebbe fatto per ridurre il rischio http://www.unisdr.org/we/coordinate/wcdrr . Abbiamo due possibilità: o restiamo inerti a contare le vittime e i danni, o adottiamo strategie per proteggere città e ambiente, soprattutto le zone costiere, le più esposte. La prevenzione costa. E in Italia in questo campo gli investimenti sono quasi inesistenti. Non fare nulla però costa ancora di più.