Diacronia delle date

sap_2Il 25 giugno non è il 25 luglio.
Embè?, si dirà.

Il fatto è che manca solo un mese all’anniversario della caduta del Duce (era il 1943), eppure in Italia sembra che la nostalgia per le maniere, le idee e l’ideologia del Ventennio sia sempre più forte.

Il governo Renzi pone la quarantesima fiducia della sua breve vita. Lo fa sulla scuola, sulla “Buona scuola”, la riforma che è stata contestata, osteggiata, criticata e rifiutata dalla stragrande maggioranza di quelli che, nella scuola, vivono e lavorano ogni giorno.
I professori scioperano? Manifestano? Scendono in piazza? Non importa: dopo la mezza catastrofe elettorale delle amministrative, il giovanottone di Rignano sull’Arno vuole accelerare il processo di rinnovamento. E quindi basta con le discussioni!
Così, con l’ennesimo strappo, la sua scuola dirigista si appresta a diventare il nuovo modello educativo repubblicano.

E poi c’è il solito Salvini, che s’intrufola in una manifestazione di un sindacato autonomo della polizia, il SAP, che protesta contro l’ipotizzata introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. Il leader leghista sa quello che fa: si vuol prendere i voti degli uomini in divisa. E quindi, se un manifestante che protesta di rompe una gamba, allora bè… sono “cazzi suoi!”

Mala tempora…:

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Le invidie di Salvini

verdepadaniaIl tradizionale raduno leghista di Pontida ha offerto il consueto spettacolo di folla, quest’anno galvanizzata dai recenti successi elettorali e dalla nuova, insperata centralità ritrovata dalla Lega Nord di Matteo Salvini nel quadro politico italiano.

Oltre al tributo al segretario, rivelatosi così tanto capace di interpretare e di dar voce ai suoi istinti più insani e irrazionali, la gente padana ha potuto assistere a un insperato disvelamento. Il Matteo verde, infatti, ha rivelato quali siano i suoi modelli e quindi, in qualche misura, ha adombrato l’orizzonte verso il quale vorrebbe, conquistandone un giorno la guida, condurre il nostro paese.

Salvini lo ha urlato dal palco: invidia gli inglesi, che hanno David Cameron e non Renzi. E questo passi.
Ma non si è fermato lì. Lui invidia pure gli ungheresi, che hanno Viktor Orban, quello che ha annunciato di voler abolire la democrazia nel suo paese.
E poi invidia i russi che, fortunelli, hanno Vladimir Putin.
A lui piacciono “la gente normale, i governi normali”, dice. Eppure sceglie esempi inquietanti.

Non c’è da star tranquilli. Come fa capire questo video interessante:

Il mondo alla rovescia

vincenzo-de-luca4-diario-partenopeo-660x375Il neoeletto governatore della Campania, Vincenzo De Luca, porta in tribunale la Bindi, presidente della Commissione antimafia. Tutti sanno perché: il sindaco di Salerno, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, è stato inserito tra gli “impresentabili” alle elezioni amministrative del 31 Maggio 2015.

Al di là del giudizio di valore, la “legge Severino” (della quale qui si trova un’analisi della Corte di Cassazione) prescrive che chi si trovi nelle condizioni di De Luca non possa sedersi sullo scranno più alto di un’amministrazione regionale. Così dice la legge, che è “uguale per tutti”.

Però nel nostro caso l’accusato accusa l’accusatore. Così De Luca ha citato in tribunale la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che fa parte – sia intesa come informazione a latere – del medesimo partito del politico lucano-campano. Un atto eversivo che nemmeno Andreotti o Lima avevano mai tentato, come lo ha definito Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.

Dall’Indro, come al solito, traiamo qualche acuta riflessione:

Applausi e voti

proximusApplausi. Il pubblico batte le mani. Se le spella a forza di battere. Le telecamere lo inquadrano: facce più o meno anonime che conquistano qualche frame di palinsesto; un palinsesto, quello televisivo, invaso dai talk-show. Quella è l’agorà (il termine greco per “piazza”, “luogo pubblico d’incontro” che dà nome – non a caso – a uno dei mille talk-show della tv nostrana).

Sono importanti, i talk-show. Benché in molti si sforzino di individuare nella “società della rete” il futuro (e forse hanno anche ragione), è la televisione, la vecchia tv (oggi digitale e con 50 pollici di LED), che gioca il ruolo del protagonista nell’agone politico. Conquistare lo spazio televisivo – occupandone militarmente ogni minuto secondo – è l’imperativo di ogni propagandista. Occorre sfruttare ogni attimo. Ogni inquadratura. Ogni battuta può essere quella decisiva.

Così dilaga Salvini Matteo, che a forza di battute e parolacce, di minacce al nemico di turno e di semplificazioni madornali, conquista la ribalta (se non addirittura la guida) della destra italiana. Il Presidente del Consiglio sfrutta ogni occasione per cesellare la sua personale weltanschauung. I pentastellati, che ormai mandano in avanscoperta i propri volti più noti, contribuiscono al processo di banalizzazione del discorso politico. Tanto che persino un “giovane vecchio”, come il presidente PD Matteo Orfini, fa fatica a rintuzzarne gli attacchi.

Una riflessione sull’applauso nel talk-show, inteso come riflesso pavloviano, è tratta dall’Indro, che stavolta gioca con le suggestioni di un celebre successo di Ridley Scott, “Il gladiatore”: