Rieducazione un po’ fascista

Uno dei protagonisti della stagione politica corrente, quella che guarda alle elezioni amministrative del 31 Maggio 2015, è senza dubbio Matteo Salvini, segretario della Lega Nord ed erede di un complesso patrimonio politico; quello – tra i tanti dèi dell’Olimpo padano – di Bossi, Calderoli, Roberto Maroni, governatore della Lombardia. Un patrimonio, va detto, che costituisce una parte cospicua dello sfrangiato e pulviscolare consenso del centrodestra italiano, ancora massiccio nell’opinione, ma ormai quasi orfano del nume berlusconiano.

L’iperattività del Matteo lombardo – presente quasi ovunque, ossessivamente – lo porta a occupare tutto lo spazio che gli viene concesso, che non è poco. Alla piazza ci pensa da solo, con tutti i corollari dei contestatori che lo dileggiano dandogli però, nel contempo, visibilità e forza mediatica. I conduttori dei talk-show, dal canto loro, se lo contendono. Questo accade perché la “narrazione” leghista targata Salvini, nella sua trivialità ed estrema semplificazione, sfonda il muro del video, è efficace, sembra parlare alla pancia della Ggente con una brutalità inconsueta. Non va mai per il sottile, seguendo una linea propagandistica tutta in discesa, fatta di rabbia e di desiderio, non teme di suscitare istinti di normalissima vendetta. Anzi: li solletica, più che consciamente.

Non è difficile, in fondo.
Salvini se la prende con i Rom? E chi non ce l’ha un po’ con gli “zingari”?
Vuole fermare i barconi dei disperati? Quanti vorrebbero girare la testa dall’altra parte, delegando un silenzioso e chirurgico massacro?
Rivendica “le case popolari agli italiani”? E quanti sono, in Italia, i poveri che stazionano in graduatoria, quasi senza speranza?

Certe volte, però, Salvini va oltre la linea intuitiva e acritica della propaganda più semplice e intuitivamente efficace.
Capita, per esempio, quando in una conferenza stampa dichiara che chi lo contesta in piazza, anche con metodi un po’ spicci e talvolta violenti, andrebbe “rieducato”. Sì: rieducato. Il segretario della Lega Nord usa con disinvoltura questa parola di stampo autoritario e di genealogia politica chiaramente fascista.

Ecco un video tratto dalla rivista online l’Indro che mette in luce la problematicità della proposta del leader della Lega Nord.

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