2013 – Il ritorno della peste

Sono notizie che lasciano perplessi. Stai dando un’occhiata al sito di un giornale straniero perchè quelli nazionali ti fanno venire la depressione, e ti imbatti in un articolo come questo del quotidiano francese Le Monde : nelle ultime settimane in Madagascar un’epidemia di peste ha colpito 160 persone, facendo 50 morti (più del 30% dei casi). La malattia si sta anche avvicinando a delle zone turistiche. Qui un’ulteriore fonte.

Ma come la peste? Non era un morbo del Medioevo? O al più del Seicento? In effetti in Europa la parola “peste” evoca un flagello che ha mietuto innumerevoli vittime tra il 1348 e il Settecento, lasciando un ricordo sinistro e indelebile nella nostra cultura. La peste evoca immediatamente reminiscenze letterarie e artistiche di ogni tipo (ad esempio le Danze macabre, come quella della copertina), ma al tempo stesso ci sembra un problema del passato.

Molti sanno più o meno cosa fosse la peste. Probabilmente sono già meno quelli che sanno che si tratta di un’infezione batterica, causata dal bacillo Yersinia pestis. Normalmente è una malattia degli animali (ad esempio dei roditori). Si può trasmettere alle persone in seguito a stretto contatto con gli animali stessi, specialmente in precarie condizioni igieniche (durante le epidemie medievali erano le zecche a trasmettere l’infezione dai topi all’uomo, almeno inizialmente). Quando colpisce gli esseri umani la malattia si manifesta in due forme, la peste bubbonica e la peste polmonare. Sebbene la variante bubbonica sia la più famosa (forse a causa dell’aspetto sgradevole dei linfonodi ingranditi e necrotici che formano i “bubboni”) la variante polmonare è più micidiale: si trasmette per via aerea e, in assenza di trattamento, è mortale nel 100% dei casi, spesso nel giro di poche ore.

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Un dato ancora meno conosciuto è che Yersinia pestis è tutt’altro che scomparso dalla faccia della Terra. Il bacillo rimane endemico in diverse parti del mondo, tra cui (a sorpresa), tutta la parte occidentale degli Stati Uniti, dove il serbatoio è costituito dagli animali selvatici e i casi tra gli umani sono sporadici. Epidemie tra le persone sono più frequenti (se avete indovinato non era difficile) nel continente africano. Negli ultimi due/tre anni il Madagascar detiene il poco invidiabile primato di paese con le maggiori epidemie di peste, davanti alla Repubblica Democratica del Congo. La notizia peggiore è che una parte consistente dei casi malgasci sono di peste polmonare.

Le buone notizie sono che il contagio può essere contenuto con misure igienico-sanitarie volte a isolare i focolai di infezione (la mossa vincente degli stati europei del Settecento), e che il bacillo se preso in tempo si può contrastare con gli antibiotici. Operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono in Madagascar e stanno cercando di arginare la pestilenza. Il fatto è che nel mondo attuale, sempre più classista e diseguale, qualcuno usufruisce di cure fantascientifiche per prolungare la vita e altri continuano a morire di malattie medievali. Stiamo in campana perchè di questo passo non è detto che la “cara” vecchia Yersinia non torni a farsi vedere anche nelle periferie degradate delle città occidentali.

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