Il gesto dell’ombrello

Qualche giorno fa prendevo un caffè in un bar sull’Appennino umbro-marchigiano. Appoggiato al bancone, ascoltavo il dialogo tra due avventori che, come me, cercavano a fine giornata un riparo temporaneo dal freddo umido della sera. A giudicare dall’abbigliamento e da qualche macchia sulle tute da lavoro che indossavano, erano entrambi operai edili, forse imbianchini; uno di circa 50 anni, l’altro molto più giovane: ne avrà avuti al massimo 20.

Alberto Sordi ne "I vitelloni" (F. Fellini,1953)

Alberto Sordi ne “I vitelloni” (F. Fellini,1953)

“Hai finito gli studi?” ha chiesto il più vecchio.
“Quest’anno ci riprovo, come va va… tanto poi vado in Inghilterra” e ha fatto un repentino e marcato gesto dell’ombrello.
“A fare che cosa?” gli ho chiesto io, intromettendomi nella conversazione.
“Il cameriere!” mi ha risposto il giovane, con entusiasmo.

Una conversazione brevissima che mi ha indotto a riflettere.
La fuga dall’Italia – lo dicono, da tempo, i numeri – sta assumendo proporzioni epocali, in tutti i settori della società. Persino fare il cameriere a Londra, questo mi è sembrato di capire da quel gesto, può essere visto come una “rivincita”. Perfino da un giovanissimo operaio (ancorché con qualche ritardo nel corso degli studi).

Ecco perché può essere istruttivo sapere che, se in Italia si cerca per lo più di fuggire o almeno di non affogare  (tranne qualcuno), stritolati come siamo dalla crisi strutturale che demolisce le basi stesse della convivenza civile (non solo l’economia), anche Oltremanica, nel Regno Unito, i lavoratori non se la passano bene per niente.

Le paghe inglesi
Il 12 Dicembre scorso l’Office for National Statistics (l’ISTAT britannico) ha pubblicato un documento sulle variazioni di reddito dei lavoratori registrate nel corso dell’ultimo anno. A prima vista il dato più evidente e grave sembra essere la disparità di trattamento economico tra maschi e femmine: e non è certo inutile ribadire che sono proprio le donne, persino tra i sudditi della regina Elisabetta, a guadagnare di meno.

Ma il dato più importante è un altro.
Sotto le cifre, dietro ai grafici e alle percentuali che sembrerebbero testimoniare una crescita, seppur modesta, di paghe orarie e stipendi, c’è in realtà un “non detto” grande così. Quei dati non tengono in alcun conto la realtà. Non che siano falsi, in sé. Sono solo troppo parziali. Perché non valutano né il processo inflattivo né l’altro dato essenziale, quando si parla di soldi: il potere d’acquisto effettivo del denaro disponibile, il “costo della vita”.

Se ne sono accorti i sindacalisti – proprio quegli odiatissimi figuri che pretenderebbero di rappresentare i lavoratori e che tanto sono sbeffeggiati e minacciati dalle forze politiche e antipolitiche che, per esempio in Italia, li additano come uno dei mali più gravi che affliggono il nostro paese.

Ebbene: il sito d’informazione del TUC, la centrale sindacale britannica, pubblica un commento tanto stringato quanto efficace sul bollettino statistico del quale abbiamo parlato.

Vi si legge che “il valore reale della paga media di un lavoratore a tempo pieno è calato di circa 200 sterline nel corso dell’ultimo anno, e di quasi 2000 (esattamente: £ 1967) dal 2010 a oggi”. Tutto ciò significa che non c’è stato alcun aumento, ma al contrario un peggioramento annuale pari allo 0,8% (-6,8% dal 2010). Ed è andata particolarmente male ai lavoratori di Londra (-2825 sterline dal 2010) e ai Nord-Irlandesi, afflitti da un perenne ultimo posto nella classifica delle paghe nazionali.

Parole chiare
Il segretario generale del TUC, Frances O’Grady, ha dichiarato che negli ultimi tre-quattro anni “la gente posta nelle fasce medie e basse della graduatorie degli stipendi ha dovuto sostenere spese sempre più alte per i bisogni essenziali: l’energia, i carburanti, gli affitti”, altro che “crescita degli stipendi”.

Conclusioni
Senza spocchia né presunzione, mi viene da sperare che, quando (e se) il giovane umbro che ho incrociato al bar ritornerà dall’Inghilterra, avrà almeno imparato l’inglese necessario per documentarsi e per muoversi nel mondo con sufficiente autonomia di giudizio. A volte è da dettagli fuggevoli e apparentemente inessenziali che si coglie a pieno la necessità di un’istruzione valida ed egualitaria, che metta ciascuno di noi in grado di compiere le scelte più importanti con piena consapevolezza…

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