Svizzera. Referendum sulle paghe dei Top Manager. E Marchionne?

Gli Svizzeri in Italia non godono di ottima fama. Almeno per quanto riguarda i soldi. Eppure proprio lì nei mesi scorsi è stato approvato un referendum che impedisce ai top manager delle aziende di fissarsi da soli lo stipendio ( da noi accade regolarmente). Ora se ne prospetta un altro. Domenica prossima si voterà per “l’Iniziativa 1:12”. Sembra una formula esoterica http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/info_on_line/2013/10/25–Iniziativa-112—Per-salari-equ ma sintetizza un concetto semplice semplice: se passasse nessuno potrebbe guadagnare (in un’impresa) in un solo mese più di quanto il meno pagato dei dipendenti guadagna in un anno. Conviene usare il condizionale perché questo referendum, voluto dai giovani socialisti, ha quasi tutti contro, Referendumambienti economici e politici insieme. In ogni caso è un segnale importante. Oggi nelle grandi aziende i manager si danno paghe che sono 200/300 volte più consistenti di quella di un dipendente. Non era così il capitalismo di 30 anni fa. L’accentuazione della disuguaglianza è maturata tutta nell’ultimo ventennio, quello in cui l’1% dei super ricchi si è preso per sè tutta la torta, “facendo fuori” la classe media insieme ai lavoratori manuali. Basti pensare a quanto guadagna Marchionne (che, ironia della sorte, ha la residenza fiscale nel cantone svizzero di Zug).
Il Corriere nel 2011 ha stimato il suo “stipendio” come 1037 volte più consistente di quello di un dipendente medio (“Marchionne e lo stipendio del dipendente Fiat”). Si capisce perché questa gente si opponga con forza a un esito positivo del referendum svizzero. Sarebbe un precedente “pericolosissimo” per tutti.

Navigando in Rete si scoprono comunque alcune cose assai interessanti. C’è uno studio indipendente – pubblicato da TicinoLive – che dice che gli interessati all’eventuale taglio di stipendio sono solo 4400 ( i super ricchi, appunto. Non certo la classe media).  Il limite stipendiale verrebbe fissato in 664mila franchi (pari a 539mila euro), non proprio una paga da fame.

Eppure istituzioni e categorie sono tutti contro: la Svizzera potrebbe finire “fuori mercato”. Le uniche voci che si levano a favore vengono non a caso dal mondo delle piccole imprese dove questi squilibri non ci sono, contrariamente a quanto accade nei colossi finanziari e farmaceutici. Anche se i promotori saranno sconfitti, molto poi dipenderà dalla percentuale di consensi che otterranno. La questione potrebbe essere riproposta in forme magari diverse. In ogni caso il sasso nello stagno è lanciato. Le macro disuguaglianze affossano la convivenza civile. Lo si dice in Svizzera. Forse (un giorno) lo si dirà pure in Italia.

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