L’austerity dei ricchi è una beffa per i poveri

David Cameron al banchetto del sindaco

David Cameron al banchetto del sindaco


Al tradizionale banchetto di Stato offerto dal sindaco di Londra, David Cameron ha tenuto un discorso sul suo impegno per la causa dell’austerità permanente. Seduto su una sedia d’oro, ha letto il suo intervento da fogli appoggiati a un leggio d’oro.

Traduciamo qui di seguito l’intervento di Ruth Hardy, cameriera e spettatrice dell’evento, pubblicato sul Guardian il 13 NOvembre 2013.

Nella sua spontaneità e chiarezza, è un meraviglioso manifesto della lotta di classe nel XXI secolo, anche se forse – visti i toni smussati e per nulla ideologici utilizzati – non stimolerà l’accendersi di una rivoluzione. Cameron digerisca tranquillamente…
Comunque vada: GRAZIE, RUTH! 

Ruth Hardy

Ruth Hardy

C’ero anch’io al banchetto. E ho sentito le notizie su tagli di spesa permanenti che riguardano me direttamente. Purtroppo non ero lì come dignitario o diplomatico straniero; né come capitano d’industria o direttore di una grande azienda della città. Ero lì come cameriera.

Il contrasto tra i contenuti del discorso di Cameron e il luogo dal quale lo stava pronunciando all’inizio mi sembrava quasi troppo ridicolo per essere preso sul serio. Ma, in realtà, ciò riflette un aspetto agghiacciante dell’atteggiamento di Cameron verso la gente per la quale afferma di lavorare.

Doppio lavoro: cameriera e tirocinante
Io lavoro in serate e week-end per una società che cura eventi. L’azienda è grande e gli orari sono flessibili: questo mi permette di combinare questa attività con un tirocinio, che è il mio lavoro principale. È dura: ho vissuto gli ultimi due mesi in uno stato di spossatezza. Lavoro in eventi interessanti e la suggestione del banchetto di Guildhall mozzava il fiato. Anche se, come uno dei miei colleghi ha detto: “Ho pensato che il sindaco è Boris Johnson: è l’unica ragione per cui ho accettato di lavorare!”

Il banchetto visto dall'alto

Il banchetto visto dall’alto

Il menu
Gli ospiti sono stati accolti con coppe di champagne; poi sono stati serviti un antipasto (“un trionfo di funghi britannici”), un piatto di pesce e poi la portata principale: un filetto di manzo, il tutto servito con vino, naturalmente. Cameron ha parlato durante la pausa, prima del dolce, durante la quale sono stati serviti: caffè, vini da dessert, porto, cognac e whisky.

La servitù
Noi ci siamo ritirati al piano di sotto, in una cucina piena di vapore, dove abbiamo lucidato le posate. Eravamo esausti: servire a cena è un lavoro fisicamente impegnativo, e io sono l’unica persona che fa due o tre lavori diversi. Il contrasto tra i due mondi era impressionante, qualcuno ha detto che era come una scena di Downton Abbey (http://it.wikipedia.org/wiki/Downton_Abbey) (una fortunata serie Tv trasmessa da ITV nel Regno Unito e dalla PBS negli Usa, ndr).

L’arroganza distante del potere
Forse Cameron non ha colto l’ironia della situazione, forse ha dimenticato l’esercito di camerieri, addetti alle pulizie, cuochi e facchini che erano presenti al banchetto. Forse pensava di trovarsi in una stanza piena di persone tutte ricche allo stesso modo, che condividevano le ragioni dell’austerity. Forse non gli è venuto in mente che tale messaggio potrebbe non essere così facilmente compreso da chi non aveva appena goduto di un pasto di quattro portate. Forse ha dimenticato i disabili o i disoccupati o quelli che vivono con il salario minimo, per i quali l’austerità ha avuto un effetto catastrofico.

L’austerity di Cameron
Nel suo discorso Cameron ha parlato di uno Stato “più snello, più efficiente, più accessibile”. Ha sostenuto che l’austerità potrebbe essere una politica di governo permanente, un modo di tagliare verso il basso gli eccessi amministrativi di alcuni servizi pubblici. Ha inquadrato nel contesto delle difficili condizioni di vita di oggi il taglio della spesa pubblica, perché “proviene dalle tasche degli stessi contribuenti i cui standard di vita vogliamo vedere migliorare”.

Nemmeno una parola, naturalmente, su quali tagli ci saranno al banchetto, pagato con i soldi pubblici, al quale partecipava. Forse l’anno prossimo ci saranno solo tre portate, o il dessert e i vini saranno spietatamente ridotti.

Mi chiedo come Cameron e il suo governo possono fare queste cose. A parte l’idiozia di invocare i tagli mentre indossa una cravatta bianca – ha mai sentito parlare di Twitter, quest’uomo? – come fa a non vedere quello che i tagli al welfare stanno facendo alla parte più vulnerabile della società? Se la gode a un banchetto, mentre il numero di persone che ricorrono alle banche alimentari è triplicato nel corso dell’anno scorso. Come ha detto un tipo che serviva a tavola con me: “Diventa fastidioso servire sempre cibo gratuito a persone che davvero non hanno bisogno di mangiare gratis”.

Il contenuto politico del discorso Cameron prevale, naturalmente, sull’importanza del luogo nel quale si trova.
Ma io non credo che il luogo sia irrilevante. Ho un problema di fondo con un uomo che siede su un trono d’oro e ci impartisce lezioni su come spendere di meno, come un moderno sceriffo di Nottingham, incravattato di bianco.

E tutto intorno a lui, si espande come una macchia in tutto il paese l’austerità, che si manifesta nella “tassa sulle camere da letto” (bedroom tax), nell’aumento delle tasse universitarie e nella chiusura dei servizi pubblici dai quali dipendono le persone vulnerabili.

Ognuno di noi ha una vita sola, e sono tante le vite delle persone che vengono colpite da questi tagli. Se questa è la realtà crudele e dannosa dell’austerità permanente, allora dovremmo dire a David Cameron che non la vogliamo.

L’ho già detto? Non importa: GRAZIE, RUTH! 

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