Perché non è (ancora) scoppiata la rivoluzione?

Bella domanda. Molti vorrebbero trovare una risposta.
Procediamo per gradi, grazie a un autore che scopriremo alla fine del post.

“Il crollo finanziario del 2008-2009 è parso mettere in crisi il sistema di idee economiche generalmente compendiato nel termine ‘neoliberismo’. Termine che comprende numerosi filoni e “marchi”, accomunati da un’idea di fondo: che la libertà dei mercati (dei luoghi, cioè, in cui gli individui massimizzano i propri interessi materiali) sia il mezzo migliore per appagare le aspirazioni dell’uomo, e che i mercati siano sempre preferibili agli Stati e alla politica, i quali nel migliore dei casi sono inefficienti, nel peggiore mettono a repentaglio la libertà”.

Come mai, insomma, le banche, impegnate a massimizzare i profitti operando “nel più puro dei mercati, non contribuiscono sempre e comunque ad accrescere il benessere complessivo dell’uomo? (…) Com’è possibile che, quando hanno problemi, i governi e i contribuenti devono correre in loro aiuto? Se è vero, non significa forse ammettere che il funzionamento del mercato va incontro a limiti molto seri, e che il neoliberismo vacilla nei suoi presupposti di fondo?”

Risposte:

Uno, “liberismo” e mercato
“Al cuore dell’enigma c’è il fatto che il neoliberismo realmente esistente, a differenza di quello ideologico puro, non è favorevole come dice di essere alla libertà dei mercati. Esso, al contrario, promuove il predominio delle imprese giganti nell’ambito della vita pubblica. La contrapposizione tra Stato e mercato, che in molte società sembra essere il tema di fondo del conflitto politico, occulta l’esistenza di questa terza forza, più potente delle altre due e capace di modificarne il funzionamento”.

Due, le grandi corporations e le tasse
“Il potere politico dell’impresa appare in tutta evidenza nell’eccezionale attività delle lobbies soprattutto nel Congresso americano ma anche in molte altre istituzioni legislative ed esecutive. Ed è visibilissimo pure nella capacità delle imprese transnazionali di scegliere su scala mondiale i paesi con il regime giuridico più favorevole (regime shopping) per localizzarvi i propri investimenti“.  (Vedi a questo proposito:   Miliardari ma Esentasse. È finita la festa?)

Tre, pubblico o privato?
Tre fattori influenzano il meccanismo in forma decisiva: “Il primo è la tendenza crescente dei governi a subappaltare molte delle loro attività a imprese private, che si trovano così coinvolte nella definizione di politiche pubbliche. Il secondo è lo sviluppo della cosiddetta “responsabilità sociale dell’impresa”, un processo in base al quale le aziende si assumono compiti che vanno al di là della loro pura attività economica, trovandosi, ancora una volta, a fare politiche pubbliche. Il terzo fattore è quello che abbiamo segnalato all’inizio: la crisi finanziaria degli anni 2008-2009 non ha minimamente messo in discussione il ruolo dei giganti aziendali, specialmente finanziari, nella società contemporanea, ma piuttosto non ha fatto altro che accrescerne il potere”. (Leggi anche:  Lavoratori di tutto il Mondo rassegnatevi, contate sempre meno).

Colin Crouch (dal sito www.juergen-bauer.com)

Colin Crouch (dal sito http://www.juergen-bauer.com)

Molto bello, molto chiaro, molto utile.

Ma chi è che scrive cose così illuminanti? E dove?

L’autore si chiama Colin Crouch, è professore emerito di Governance and Public Management presso la Business School dell’Università di Warwick nel Regno Unito. Dal 1995 al 2004 ha insegnato Sociologia presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze. L’opera dalla cui prefazione abbiamo tratto le citazioni è:  “Il potere dei giganti. Perché la crisi non ha sconfitto il neoliberismo”, edita da Laterza.

Indicazioni bibliografiche: http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=679:il-potere-dei-giganti&catid=40:primopiano&Itemid=101

In rete: http://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Crouch

Ma la prima domanda era: perché non è ancora scoppiata la rivoluzione?
La risposta forse non c’è e, anche se le spiegazioni di Crouch sono molto convincenti, manca un tassello fondamentale.
A impedire qualsiasi forma di organizzazione eversiva nel senso proprio del termine è il controllo pervasivo dei sistemi di comunicazione. La lapide e l’epitaffio sulle velleità rivoluzionarie, almeno qui da noi, l’ha dettata Bruce Schneier, espertissimo di crittografia: “Cosa può fare un cittadino normale per proteggersi? (dal controllo pervasivo esercitato da servizi segreti, multinazionali, governi sul traffico in Rete, ndr) gli ha chiesto Viviana Mazza, del Corriere della Sera: «Assolutamente niente» risponde Schneier”. Appunto…

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