Miliardari ma Esentasse. E’ finita la festa?

Non c'è solo Google a fare lo slalom tra le aliquote del fisco italiano...

Non c’è solo Google a fare lo slalom tra le aliquote del fisco italiano…

I numeri sono strepitosamente incredibili. Apple nel 2012 ha pagato  in tasse nette in Italia più o meno 3 milioni di euro a fronte di un giro di affari che si stima di 2 miliardi, con parecchie centinaia di milioni di utili. Ed è tutto sommato la “più onesta” fra i giganti Hi Tech. Basti guardare a  Facebook che nel 2012 ha pagato 192mila euro o a Amazon con 950mila. Google ( che da noi i soldi li fa con la pubblicità online) è arrivata a 1,8 milioni di euro. E il bello è che in tutta questa faccenda più che di evasione fiscale è corretto parlare di elusione. In altre parole le multinazionali del Web sfruttano i vuoti legislativi spostando gli utili che realizzano nei cosiddetti “piccoli paradisi fiscali” europei, Irlanda o Lussemburgo. Il gioco è talmente sleale che sta suscitando reazioni (tardive ma comunque doverose) un po’ ovunuqe, Francia, Gran Bretagna, Germania. Sleale nei confronti di chi vende gli stessi servizi o prodotti su scala nazionale e invece le tasse le paga. Adesso una svolta potrebbe esserci pure da noi. C’è un emendamento alla Legge di Stabilità di Francesco Boccia (Pd) Presidente Commissione Bilancio della Camera che in estrema sintesi impone a chi vende sul Web ( siano oggetti fisici o pubblicità) di avere una partita Iva italiana. Nelle operazioni commerciali dovrebbe essere quello il riferimento indispensabile che impedirebbe di continuare a fingere che gli utili registrati a Milano siano “magicamente” spostati a Dublino. Il tutto (nelle intenzioni del relatore) può generare un gettito di 1 miliardo da usare per ridurre le tasse sul lavoro. In questa vicenda, il condizionale è doveroso perché non è per nulla certo come vadano a finire le cose. Persino nel partito di Boccia non tutti sono d’accordo, figuriamoci cosa potrà avvenire nelle aule parlamentari. Ma in ogni caso non è accettabile continuare a far finta di niente in un paese dove la pressione fiscale viaggia sul 45% e poi sapere che c’è chi paga lo zero virgola qualcosa accumulando miliardi. Non fa bene alla salute. Anche perché la diminuzione del carico fiscale passa proprio di qui, attraverso la riduzione dell’elusione/evasione.

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3 thoughts on “Miliardari ma Esentasse. E’ finita la festa?

  1. Si tratta del solito maldestro tentativo all’italiana di mettere la voraci fauci dello stato in qualche ricco piatto finora rimasto fuori portata.
    Dimostra scarsa conoscenza delle dinamiche del mercato on-line e della totale incapacità della politica di generare crescita invece di tassazione e passività. Chi continua a trattare imprese e cittadini come sudditi cui imporre qualunque nefandezza fiscale e legislativa dimentica che l’Italia rappresenta lo 0,87% del mondo, chi sta al di fuori di questi confini se ne sbatte delle manie di onnipotenza che ricordano un po’ il “ruggito del topo”.
    Tutti i tentativi del passato in tal senso sono falliti.
    Basta ricordare quel che accadde in Belgio. I quotidiani locali, stufi di essere indicizzati dal motore di news di Google chiesero a gran voce la rimozione dal motore. Fece seguito un intervento governativo per obbligare Google ad adempiere ai propri doveri. Cosa accadde?
    Semplicemente Goggle obbedì, rimuovendo qualunque riferimento ai quotidiani, non solo nel motore di news ma anche dal motore di ricerca.
    Risultato? Traffico e visibilità (e di conseguenza pubblicità) dei quotidiani belgi precipitò in modo drammatico mettendoli in serio pericolo.
    La cosa si risolse con una brusca marcia indietro..
    Ora, immaginate se Google decidesse che no, la PIVA in Italia non la apro, e tagliasse fuori tutte le imprese italiane dal web..
    Intelligentibus pauca..

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