Informarsi su Facebook?

Il 24 Ottobre scorso il PEW Research Center ha pubblicato un’indagine sul rapporto che gli utenti di Facebook hanno con le news: “The Facebook News Experience”.
Si parla di Stati Uniti, ovviamente.

È interessante leggere i numeri. Si scopre che il 64% degli americani adulti (che in tutto sono circa 245 milioni di persone) usa facebook regolarmente. In numeri assoluti si tratta di circa 156 milioni di persone. Tra questi solo il 30% prende abitualmente informazioni da lì (quindi più di 45 milioni).

The Facebook News experience (PEW)

The Facebook News experience (PEW)

In particolare: la ricerca segnala come dato significativo che il 78% di loro (del 30% che usa FB perle news, sia chiaro) legga le news mentre fa altro, nel senso che viene raggiunto e/o consulta i flussi di notizie mentre è su FB per fare altro: chattare, curiosare, coltivare il proprio o l’altrui narcisismo.

La domanda più logica sarebbe: ma chi è che va su FB per informarsi? È ovvio che ci si fa altro, per lo più… mah.
Sono dubbi mal posti. Perché invece il PEW Research center ci dice che, tra i consumatori di news su FB, il 43% pensa che la piattaforma social più grande del mondo sia un’ottima postazione dalla quale informarsi.

E l’interazione, vera anima della “social media life”?
Sull’argomento l’indagine è ricca di particolari. Il 32% “discute” (cioè commenta, tagga, gradisce) delle notizie che trova; il 43% posta o condivide link a notizie; il 60% le linka e le commenta; il 23% posta testi, foto e/o video sulle pagine FB delle testate online. E infine il 66% tiene d’occhio le hard news nella loro evoluzione quotidiana.

Insomma…
Che lezione si può trarre da questi dati, benché limitati alla realtà statunitense?
Che Facebook è molto importante per chi lavora nell’informazione. Ma questa è un’ovvietà. Che bisogna coltivare la qualità delle relazioni che nascono all’interno di FB, anche. Che non si può più prescindere dalle logiche peer-to-peer (non nel significato informatico, ma in quello antropologico) che sono alla base di questo non più nuovo modo di vedere il mondo; e di parteciparvi.

Può piacere o non piacere, ma è così. Snoopy – il bracchetto di Charles M. Schulz – raccomandava: se non puoi combattere le allucinazioni, balla con loro!

Segreto o palese, Do you remember Lusi?

Luigi Lusi in aula

Luigi Lusi ripensa al voto palese

Per la gioia dei giovani che non leggono più i giornali anche perché non trovano notizie che possano suscitare in loro qualche interesse, oggi i quotidiani sono stracolmi di pareri, editoriali, interviste, commenti, retroscena sulla “scandalosa” decisione della Giunta del Senato di adottare lo scrutinio palese in tema di decadenza di Berlusconi in applicazione della legge Severino. A stragrande maggioranza, quasi a “furor di popolo”, prevalgono le opinioni favorevoli al segreto sul palese. Insomma la decisione della Giunta è stata quantomeno un errore se non addirittura (copyright Capezzone) una barbarie. La cosa non stupisce viste le caratteristiche della nostra vita politica e ognuno può pensarla come vuole. C’è un punto però che merita un po’ di attenzione. L’argomento forte a favore del segreto sarebbe che non ci sono precedenti di voto palese in merito alla “sorte” di singoli senatori. E qui vale la pena fare uno stop. E’ poi vera questa affermazione gridata da quasi tutta la platea dei commentatori? D’accordo che viviamo in un “tempo senza memoria” e non possiamo ricordarci di precedenti lontani 20 anni ( Andreotti 1993, inquisito per mafia con autorizzazione concessa per alzata di mano). Ma ci dimentichiamo anche quello che è successo nel 2012? Già perchè basta andare al 20 giugno dell’anno scorso e si trova un ricco precedente di un senatore mandato in galera (con autorizzazione all’arresto) proprio da un voto palese. Basta una navigazione su Wikipedia  http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Lusi e si ritrova tutta la storia. Vediamo cosa c’è scritto, così per il gusto di dare un “contributo al dibattito”

Il 20 giugno 2012 il Senato vota la relazione Follini (Pd) favorevole a concedere le misure cautelari nei confronti del senatore Lusi. Il voto inizialmente previsto a scrutinio segreto dopo la raccolta delle 20 firme necessarie è stato eseguito a scrutinio palese, prima volta nella storia repubblicana che una domanda di autorizzazione a procedere fosse votata con tale procedura, a causa della presa di posizione del PdL che dopo forti tensioni interne aveva deciso di non prendere parte alla votazione chiedendo ai suoi senatori di togliere la loro firma dal documento di richiesta per il voto segreto. A favore delle misure cautelari si schierano Pd, IdV, UdC,SvP e Autonomie (Unione Valdôtaine, Movimento Associativo Italiani all’Estero, Verso Nord, Partito Liberale Italiano), Per il Terzo Polo (ApI-FLI), Lega Nord,Radicali del Pd, Mpa e Partecipazione Democratica contrari invece si schierano soltanto Coesione Nazionale (Grande Sud -Il Buongoverno), Partito Repubblicano Italiano e il Movimento dei Socialisti Autonomisti del senatore Alberto Tedesco, ex Pd come Lusi su cui pendeva una richiesta di arresto già respinta dal Senato promotore della raccolta di firme per la richiesta di voto segreto. Non partecipano al voto oltre ai senatori PdL i 6 senatori a vita ad eccezione di Emilio Colombo espressosi a favore. Il voto registra 155 si 13 no un astenuto mentre 118 senatori risultano assenti o non votanti e 12 in missione.Votano in contrasto con il loro gruppo 6 senatori del PdL che nonostante l’indicazione del gruppo a non prendere parte al voto si esprimono contro l’arresto tra cui l’ex Presidente del Senato Marcello Pera e l’avvocato dell’ex premier Berlusconi Piero Longo mentre si astiene (in Senato è voto contrario) il senatore ex Lega Nord Piergiorgio Stiffoni. Lo stesso giorno il senatore si presenta al carcere Rebibbia di Roma per sottoporsi all’arresto. 

Do you remember Lusi? Un anno dopo se lo sono dimenticati praticamente tutti i quotidiani. Eppure anche per il suo caso erano state riempite pagine su pagine con commenti, editoriali, sdegno e riprovazione.  Tutti bruciati nell’arco di pochi mesi, nel nome di un tempo “senza storia”.

Medici in fuga dalla Grecia

Pazienti in attesa in un ambulatorio greco

Pazienti in attesa in un ambulatorio greco

Dove vai quando stai male? A letto, se è possibile, vedrai che ti passa.
Ma, se il disturbo persiste, devi consultare un medico.
Il buon senso suggerisce di comportarsi così.

Ma per i greci sarà sempre più difficile farlo: la crisi sta costringendo moltissimi medici ad abbandonare il paese per cercare lavoro altrove.

Lo denuncia l’Associazione dei Medici ateniesi, ISA: negli ultimi sette anni hanno lasciato la Grecia quasi 7000 medici, un’emigrazione mai vista prima.

Contandoli uno a uno, i dottori che hanno scelto di lavorare altrove sono esattamente 6872. Senza mezzi termini il fenomeno è definito come “disidratazione scientifica e sanguinamento sociale”: così si esprime il presidente dell’associazione Yiorgos Patoulis.

Il tasso di disoccupazione attuale tra i medici è pari al 10,3%, più basso di quello dello scorso anno. Il perché è proprio nell’emigrazione, che ha colpito la categoria soprattutto negli ultimi due anni.

Dove vanno i medici greci
Le destinazioni preferite dai camici bianchi greci sono: Regno Unito, Germania, Svezia, Svizzera, Francia, Belgio, Stati Uniti, Emirati Arabi, Norvegia, Italia, Danimarca, Olanda, Spagna e Cipro. Pare di capire che la regola è: dovunque si sta meglio…

Medici greci in Turchia?
Persino il viceministro della sanità turco (“Turkish health minister ‘invites’ jobless Greek doctors to Turkey”, da Enetenglish) ha colto l’occasione per invitare i medici ellenici a lavorare nel suo paese. Una proposta che potrebbe sembrare provocatoria, visto lo stato delle relazioni tra i due paesi. E invece è già accaduto che i pazienti di Lesbo – l’isola dell’Egeo Settentrionale a un passo dalla costa turca – siano stati soccorsi in un ospedale galleggiante costruito dalle autorità di Ankara appositamente per le piccole isole senza servizi sanitari. [Vedi Floating Hospital built by Turkey on the Aegean for Islanders | da http://www.network54.com/Forum/248068  e  Πλωτό νοσοκομείο ναυπηγεί η Τουρκία για το Αιγαίο – Υγεία “Made by Turkey” για τους νησιώτες  da http://www.defencenet.gr].

Grazie Edward Snowden

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“Grazie, Edward Snowden”, titola la Süddeutsche Zeitung

Obama può dire o fare quello che vuole, ma sulla Rete si moltiplicano le voci di chi ringrazia pubblicamente Edward Snowden. Altro che traditore, dicono molti internauti Usa, il perdono presidenziale glielo darà direttamente il popolo americano. Solo in Italia si continua a affrontare il tema con il consueto cinismo. In Germania la Suddeutsche Zeitung  ha fatto un titolo di apertura  – “Danke, Edward Snowden” – proprio per esprimergli gratitudine.
Le sue rivelazioni hanno documentato quanto i “complottisti” già sospettavano sul rischio di intercettazioni che subiamo quotidianamente.
Ma le ultime notizie  riferite dal Washington Post spostano se possibile l’asticella ancora più in là – The NSA is hacking private networks – e ci dicono che i server di Google e Yahoo (al di là della loro stessa inquietante collaborazione a Prism) sono stati infiltrati.

È un colpo micidiale alla logica commerciale della nuvola, del cloud: NSA infiltrates links to Yahoo and Google…“: se la usi sei praticamente oggi certo che tutti i tuoi dati finiscono sotto il controllo della Nsa.  Al di là del cinismo di casa nostra, siamo a un passaggio fondamentale per le stesse aziende. La loro credibilità sta finendo sotto zero.

Se dopo il 2013 cambierà qualcosa (lo scetticismo è d’obbligo ma la speranza è lecita) sarà per merito di Snowden, non di Obama.

Cresce la disuguaglianza e scompare la middle class

Crolla il potere d'acquisto della middle class americana

Crolla il potere d’acquisto della middle class americana

In Italia si fa un gran parlare delle colpe dell’Euro nella crisi che stiamo vivendo, ad esempio la crescita della povertà.  Al di là dei limiti strutturali della moneta unica non si coglie però la sostanza se non si va al cuore del problema. Se fosse tutta dell’Euro la responsabilità, allora nei paesi dove c’è una moneta nazionale le cose dovrebbero andare in modo opposto al nostro. E invece negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la povertà è cresciuta esattamente se non in maniera maggiore rispetto a noi.  Su scala globale i fenomeni sono assolutamente paralleli. Il punto è che negli ultimi 30 anni è cresciuta ovunque la disuguaglianza. Può essere utilissimo visionare questo filmato curato da Paolo Cappelli sulla scomparsa della middle class americana. Andate a 4’35 e vedrete che nel 1978  un lavoratore medio Usa guadagnava 48mila dollari contro i 393mila dell’1% più ricco, oggi siamo a 33mila dollari di reddito contro 1milione e 101mila dollari dei più ricchi.  Uno sproporzione enorme. La classe media , siano dipendenti o lavoratori autonomi, scompare perché i soldi vanno da un’altra parte. L’automazione è stata usata all’interno di questo processo come pure lo spostamento di produzioni in altre parti del mondo a cominciare dall’estremo oriente. Cappelli dà l’ultima parola al Nobel Stiglitz che spiega che così, senza coesione sociale, è a rischio la stessa democrazia. Peccato non l’abbiano capito i governanti. Sicuramente non quelli UE ma nemmeno i “populisti” che pensando che col ritorno alle monete nazionali si sciolgano i nodi.  No, è la struttura sociale che va rimessa in discussione, troppa disuguaglianza sta generando disastri ovunque, con una perfetta simmetria sulle due sponde dell’Atlantico. Vale la pena partire da qui.